Dal 6 al 15 marzo le Paralimpiadi 2026 di Milano-Cortina rappresentano molto più di un appuntamento sportivo per Jacopo Luchini. Per il campione e snowboarder di Montemurlo, classe 1990, due volte campione del mondo e vincitore di 24 gare di Coppe del Mondo (considerando solo gli ori), è una nuova occasione. E forse anche una rivincita. Perché l’ultima esperienza paralimpica a Pechino 2022 gli ha lasciato addosso una ferita. Una delusione difficile da digerire per uno che in carriera ha vinto praticamente tutto. Arrivare ai Giochi con aspettative alte e non riuscire a salire sul gradino che sognava è stato un colpo duro. Ma proprio da quella amarezza è ripartito.
«È stato un percorso di alti e bassi – racconta – ma lo sport è sempre rimasto parte della mia vita. È sempre stato un’ancora di salvataggio che mi ha spinto a dare di più». Luchini sarà in gara nel Banked Slalom, disciplina tecnica e precisa dove ogni curva può fare la differenza, e nello Snowboard Cross, la prova più spettacolare e aggressiva, fatta di velocità e duelli ravvicinati. Due gare diverse, ma cucite addosso al suo carattere.
Un carattere che si è formato fin da bambino. Nato senza la mano sinistra, Jacopo non ha mai chiesto sconti. «Io non ho mai sognato di fare l’atleta. Sono sempre stato uno sportivo agonistico. Facendo sport mi esalto, ho voglia di dimostrare. Ma ognuno deve trovare la propria strada». Per lui lo sport è stato molto più di una competizione: «Mi ha salvato la vita. Mi ha tolto da situazioni negative, mi ha rimesso sulla strada giusta tante volte. Alla fine mi ha dato soddisfazioni, un lavoro e la persona che sono oggi». Parole che spiegano la sua fame. Anche dopo una delusione paralimpica.
Ripensando allo Jacopo bambino di Montemurlo, sorride: «Era un mezzo scalmanato, un teppistello. Mai avrebbe pensato di diventare campione del mondo. Però sarebbe orgoglioso». Quel “caratterino” lo ha temprato. «Da piccolo mi sono confrontato con i coetanei. I bambini non hanno peli sulla lingua. Questo mi ha insegnato ad avere la risposta pronta, a trovare soluzioni. Volevo fare il leader. Quell’energia mi ha formato».
Luchini parla anche con lucidità del rapporto tra disabilità e sport: «Spesso il disabile viene spinto verso lo sport come se fosse la cura di tutti i mali. Anche a me da piccolo i medici dicevano che dovevo fare sport perché mi mancava una mano. Oggi la Paralimpiade viene quasi scritta su un foglio d’ospedale. È una speranza, ma il percorso non è semplice». Il suo messaggio ai giovani è chiaro: «Non abbiate paura. Uscite di casa, praticate sport. Non è solo salute: è amicizia, aggregazione, spensieratezza. Vale per tutti».
Dal 6 al 15 marzo Luchini tornerà sulla pista paralimpica con un obiettivo preciso: trasformare la delusione passata in energia. Il Banked Slalom e lo Snowboard Cross saranno la sua nuova sfida. Prato e Montemurlo tiferanno per lui. Perché questa non è solo la storia di un campione che vuole vincere. È la storia di uno che, quando cade, trova sempre il modo di rialzarsi.

















