Carcere, Benzoni e Venturella (Azione): “La situazione della Dogaia è inaccettabile. Il governo intervenga”

Il caso del carcere di Prato finisce all'attenzione del Parlamento. Ecco l'intervento del deputato e del commissario provinciale di Prato

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“La situazione della casa circondariale della Dogaia è il riflesso di una crisi che riguarda l’intero sistema penitenziario italiano e che il Governo non può più affrontare con interventi emergenziali e annunci”. È quanto denunciano il deputato di Azione Fabrizio Benzoni e il commissario provinciale di Azione Prato Luca Venturella, intervenendo sulla situazione del carcere pratese e annunciando l’interrogazione parlamentare presentata da Benzoni al Ministro della Giustizia.

“Quando nelle carceri mancano agenti, aumentano il sovraffollamento e le strutture diventano sempre più difficili da gestire, non siamo davanti a problemi isolati, ma al fallimento di una politica penitenziaria”, dichiara Benzoni. “Il Governo parla continuamente di sicurezza, ma la sicurezza si garantisce anche assicurando che lo Stato sia in grado di governare ciò che accade dentro le proprie carceri. Servono più personale, strutture adeguate e una strategia seria sul sovraffollamento. Non possiamo continuare ad aspettare che sia un nuovo episodio di violenza a ricordarci che il sistema è al limite”.

“Prato conosce da tempo le difficoltà della Dogaia e oggi la situazione è particolarmente preoccupante”, sottolinea Venturella. “Il carcere ospita più detenuti rispetto alla capienza regolamentare, presenta celle inagibili e una significativa carenza di agenti di Polizia penitenziaria. A questo si aggiungono le criticità legate alla sicurezza e alla gestione quotidiana dell’istituto. È una situazione che non riguarda soltanto chi lavora o vive all’interno della Dogaia: riguarda l’intera città”.

“Per questo – concludono Benzoni e Venturella – chiediamo al Governo di intervenire e di dire con chiarezza quali risorse e quali misure intenda mettere in campo per la Dogaia e, più in generale, per affrontare la crisi del sistema penitenziario italiano. La sicurezza non si costruisce con gli slogan: si costruisce garantendo allo Stato gli strumenti per fare il proprio lavoro.”