Rilanciare la filiera della lana nell’area italiana e francese, facilitandone applicazioni innovative e contribuendo al processo di transizione ecologica. Sono questi gli obiettivi del progetto europeo Marlaine (bioeconomia circolare e strategie di sostenibilità per lo sviluppo della filiera della lana dei territori transfrontalieri – . Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia Francia Marittimo 2021-2027), che fonda le sue attività sui principi della bioeconomia e della circolarità. Il percorso, iniziato nel marzo 2024 e finanziato con fondi Ue per 1.8 milioni di euro, terminerà nel febbraio 2027. Fra i partner c’è la società nazionale di ricerca, con sede a Prato, Next Technology Tecnotessile. E proprio il distretto di Prato ha ospitato a Montemurlo, negli spazi dello showroom di Trafi Creatività Tessile, all’interno del Victory Cafèmuseo il convegno relativo al progetto ‘La lana autoctona da scarto a risorsa’. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di riflettere sulle risorse presenti nei nostri territori e di definire nuove filiere virtuose in grado di generare valore.

“Il distretto di Prato si conferma centrale nei progetti europei di recupero, riciclo valorizzazione delle risorse naturali e innovazione – commenta il direttore di Next Technology Tecnotessile, Andrea Falchini -. E in questo contesto Next Technology svolge un ruolo importante di ricerca, confronto fra partner e di visione verso un futuro sempre più sostenibile”.
Dopo un’introduzione dello stesso Falchini, e i saluti del presidente del Tuscany Fashion Cluster, Zecchi, si è entrati nel merito del progetto con il dottor Pier Paolo Duce e la dottoressa Francesca Camilli per parlare di bioeconomia circolare e di strategie di sostenibilità per la filiera della lana dei territori transfrontalieri. A seguire Luisa Ciardi, archeologa industriale della Fondazione Cdse ha parlato della storia del tessile pratese dalle radici medievali al distretto di oggi. A Valter Nunziatini, della Federazione Strade Vino di Toscana, ha presentato il progetto In.Pact per l’innovazione e il trasferimento della conoscenza per la valorizzazione dei prodotti agricoli tradizionali della Toscana. A Enrico Venturini, senior researcher di Next Technology Tecnotessile, infine, il compito di fare il punto sul riciclo della lana fra innovazione, storicità tecnologiche e diverse applicazioni.

“E’ stato un momento di confronto e di diffusione della cultura della lana autoctona e di come recuperarla – aggiunge Venturini -. Ci sono alcune tipologie di lana di qualità minore che oggi vengono spesso incenerite o raccolte con metodi che non la valorizzano. Con questo progetto, invece, vogliamo cercare nuovi impieghi per queste lane, riutilizzandole per nuove applicazioni che riguardano il tessile ma anche l’edilizia, il packaging o l’agricoltura”. Di seguito il video-racconto realizzato da Sdb Comunicazione
Nel pomeriggio nella sede di Next Technology Tecnotessile si è tenuta la dimostrazione delle funzionalità del micro-impianto prototipale di lavaggio. Parliamo di una macchina, estremamente compatta, con una larghezza di 140 cm, una profondità di 150 cm e un’altezza di 140 cm, studiata per lavare piccoli volumi, 4000 – 6000 kg/anno, di lana di pecora, cashmere, cammello, lama, alpaca, adatta per allevatori, agroturismo, associazioni regionali, enti di promozione del prodotto locale e del turismo, istituti di sostegno sociale e di formazione professionale. L’impianto è dotato di tre vasche a ultrasuoni e il meccanismo studiato determina una pulizia più profonda rispetto ai sistemi convenzionali, con una rimozione quasi completa delle sostanze estranee già nelle prime fasi del processo. Il risultato è quello di ottenere una lana morbida e pulita come nelle migliori lavanderie industriali. L’impianto tratta 6 chili di lana sucida all’ora, garantendo una produzione giornaliera di circa 45–50 kg per ogni turno da 8 ore.














