Rugby: Enrico Romei nuovo tecnico di campo della Nazionale U18 femminile

Nello staff guidato da Elisa Facchini, l'educatore pratese entra nel gruppo azzurro portando esperienza, formazione e visione

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Enrico Romei
Enrico Romei, tecnico di campo della Nazionale di rugby femminile U18

Non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio.

Enrico Romei entra nello staff della Nazionale femminile Under 18 di rugby come tecnico di campo, all’interno del gruppo guidato dalla capo allenatrice Elisa Facchini.

Per il tecnico pratese, quasi vent’anni di percorso nella Federazione Italiana Rugby, la chiamata azzurra è arrivata con «un po’ di trepidazione, perché allenare una nazionale non capita tutti i giorni», ma anche con l’entusiasmo di chi vede in questa esperienza «un ulteriore arricchimento formativo e professionale».

Il peso dell’azzurro

L’esordio internazionale arriverà dal 20 al 23 febbraio ad Aix-en-Provence, in uno stage con la Francia. «Sarà quello il momento in cui comprenderò davvero quanto pesa questa nuova avventura».

Entrare in uno staff nazionale significa alzare l’asticella sotto ogni aspetto: «La performance richiesta è elevata per atlete e staff, ma ancora di più lo standard internazionale ci impone integrità morale, professionalità e coerenza con i principi educativi del rugby».

La crescita del rugby femminile

Il rugby femminile sta vivendo una fase di espansione globale. I Mondiali e il seven olimpico hanno acceso interesse e pubblico. In questo contesto l’Italia si è dimostrata realtà solida e competitiva capace di superare nazionali che selezionano giocatrici da bacini di pratica ampi e strutturati.

«Le nostre ragazze sono molto allenabili, capaci di evolvere anche con pochi allenamenti. Hanno grande determinazione e volontà di lavorare».

Qualità che per Romei rappresentano la base per costruire un’identità forte.

L’educatore prima del tecnico

Formatore, educatore ed allenatore per varie società pratesi e per la Federazione Italiana Rugby, per il World Rugby e CONI, Romei ha sempre vissuto il rugby come strumento educativo.

«Lavoro e sacrificio pagano sempre. Nel rugby le scorciatoie non esistono. Se vuoi risolvere un problema, in campo o fuori, lo devi affrontare individualmente e collettivamente, non esistono deroghe alla propria responsabilità».

E anche se il percorso con l’U18 è appena iniziato, il segno lasciato negli anni è già tangibile: «Ragazzi oggi adulti mi hanno indicato come il motivo per cui hanno iniziato a giocare a rugby. Questo mi riempie di orgoglio e mi dà forza nel continuare la mia missione di educatore sportivo».

Sport femminile e cambiamento culturale

Per Romei lo sport femminile è una leva fondamentale per cambiare mentalità in Italia. Soprattutto in discipline come rugby, calcio o pugilato, spesso etichettate — erroneamente — come lontane dalla cultura femminile.

«Le giovani rugbiste sono uno splendido esempio di evoluzione culturale: rispetto, partecipazione e contrasto agli stereotipi possono crescere anche grazie a loro».

Impianti e futuro dello sport pratese

Da ex consigliere comunale e consigliere delegato allo sport, Romei non rinuncia a uno sguardo sulla città: convenzioni più lunghe per favorire investimenti sugli impianti, maggiori risorse per manutenzione, personale tecnico qualificato per intercettare bandi e una gestione più organica delle palestre scolastiche provinciali.

Uno sguardo tecnico, ma sempre orientato alla crescita del movimento.

Rugby a Prato: segnali positivi

Il movimento del rugby pratese gode di buona salute, con i Cavalieri Union in Serie A2 saldamente in testa alla classifica ed i Gispi Tigers temibili in serie C, oltre alla squadra femminile delle tigrotte che partecipa alle attività federali interregionali ed il settore Juniores maschile che porta in dote quattro squadre tra under 16 e 18.

«Tanti bambini e tante bambine affollano i nostri campi, e con il mitico campo “Galilei” diventato sintetico e il possibile maggiore utilizzo del “Chersoni” le prospettive di continuare a sviluppare sono concrete».

«Faremo di tutto per far rimbalzare una palla da rugby in ogni famiglia. Il nostro sport è un modello educativo credibile e sostenibile».

Un obiettivo che è insieme sportivo ed educativo.