Venti centesimi oggi per avere pane anche domani: NaturaSì lancia la campagna per il giusto prezzo del pane

L'obiettivo del gruppo su scala italiana è quello di salvare chi coltiva grano e proteggere la sicurezza alimentare. Anche a Prato e Pistoia si aderisce all'iniziativa

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“Lo scorso agosto, in piena campagna di raccolta, alla Borsa di Bologna il grano tenero biologico era quotato 33 centesimi al chilo, il convenzionale appena 22. Con questi prezzi coltivare grano non è più sostenibile, né nel biologico né nel convenzionale. Se il grano continua a essere pagato così poco, tra vent’anni chi lo coltiverà?”. E’ la domanda che si pone su scala nazionale il gruppo NaturaSì che ha lanciato la campagna nazionale sul giusto prezzo del pane. Una campagna a cui aderiscono anche i negozi di Prato e Pistoia, guidata dall’imprenditore Marco Burani.

“Non è un interrogativo teorico: in questi giorni i trattori stanno tornando in strada e gli agricoltori stanno lanciando da varie regioni italiane il loro grido di allarme – proseguono da NaturaSì -. Si lavora sotto i costi di produzione e le aziende non ce la fanno più. Secondo l’Istat, tra il 2006 e il 2025 la produzione di frumento tenero è calata del 21,4% e quella di frumento duro del 9,3%. Nel 2025 l’Italia ha importato 97 milioni di quintali di frumento, contro una produzione nazionale di circa 59,5 milioni. Tra il 2003 e il 2023, il numero di aziende agricole italiane è sceso del 42% e la superficie agricola utilizzata si è ridotta del 6,3%. Il rischio è molto concreto: se non sosteniamo chi coltiva, molti agricoltori dovranno abbandonare la terra. E con loro se ne andrebbe la nostra sicurezza e sovranità alimentare, cioè la certezza di avere pane per tutti anche in futuro, in un’epoca segnata dai conflitti e dalle crisi energetiche internazionali”.

Da questi dati e da queste preoccupazioni nasce la campagna ’20 centesimi oggi per avere pane anche domani’: NaturaSì chiede ai propri clienti di riconoscere 20 centesimi in più per ogni chilo di pane. Già oggi NaturaSì concorda con i propri agricoltori un prezzo più alto della quotazione di borsa: dai 7 ai 12 centesimi in più al chilo per il grano tenero e duro, dai 4 ai 7 centesimi in più per il farro. Questa maggiorazione vale sull’intera produzione, compresa quella destinata a pasta, farine e biscotti. Con la campagna anche il consumatore entra a far parte di questo ecosistema, partecipando con un contributo di 20 centesimi in più per ogni chilo di pane.

“L’aumento riguarda solo il pane, che da solo assorbe circa metà della produzione di grano, e non gli altri derivati: pasta, farine, pizze e biscotti, che, invece, mantengono lo stesso prezzo. Sommando il contributo dei clienti a quanto NaturaSì già riconosce, gli agricoltori riceveranno 20 centesimi al chilo in più rispetto alla quotazione della Borsa di Bologna del 27 agosto 2026. Questi 20 centesimi consentono di aumentare del 60% il prezzo pagato all’agricoltore. Per una persona che mangia un etto di pane al giorno si tratta di mettere in conto circa 2 centesimi quotidiani in più: 60 centesimi in un mese, calcolano da NaturaSì.

“Con questa iniziativa – dice Fabio Brescacin, presidente di NaturaSì -, vogliamo creare consapevolezza e sostenere chi ci garantisce il cibo quotidianamente, partendo da un bene fondamentale come il grano e il pane. Siamo convinti che consumatori e distributori consapevoli, insieme, debbano sostenere il lavoro agricolo e remunerarlo in modo adeguato al di là delle logiche speculative dei mercati globali. È un piccolo passo, sicuramente non ancora sufficiente ad affrontare un tema così complesso come quello del ‘giusto prezzo’, ma necessario a smuovere le coscienze verso la costruzione di una comunità del cibo, indispensabile per garantire un’alimentazione sana, un’agricoltura che si rigenera e una Terra viva a disposizione delle future generazioni”.

“Una campagna a cui aderiamo con convinzione, che va nella direzione di una clientela consapevole e di una comunità che fa squadra e che sostiene un pezzo imprescindibile della filiera – conclude Burani -. L’ottica è quella di salvaguardare e preservare il bene comune. In questo modo diamo un sostegno concreto agli agricoltori e a chi fa agricoltura. Anche perché sostenerli vuol dire garantirsi la produzione di cibo. Il giusto prezzo, d’altronde, significa andare a soddisfare tutti gli attori della filiera, dando dignità a chi produce, e assicurandoci agricoltura di qualità e sostenibile”.