Ogni mattina va al lavoro come tanti altri. Poi indossa la muta, si immerge in acqua e il tempo sembra fermarsi. Per 8 minuti e 7 secondi Christian Ciardi ha trattenuto il respiro, conquistando il titolo di campione italiano assoluto di apnea statica indoor. Ma il cronometro racconta solo una parte della storia.
Montemurlese, 48 anni, padre di due figlie e impiegato in un’importante azienda del territorio fiorentino, Ciardi è la dimostrazione che la passione, la costanza e l’organizzazione possono portare a risultati straordinari anche quando la vita è già piena di responsabilità.
Il momento più intenso non è stato però quello dell’uscita dall’acqua. «Quando ho concluso il protocollo di sicurezza ho capito che era andata bene. Ma la vera emozione è arrivata quando un giornalista mi ha detto: “Posso intervistare il nuovo campione italiano di apnea statica?”. In quel momento ho realizzato davvero cosa avevo fatto».
Un titolo che, racconta, non appartiene soltanto agli otto minuti trascorsi in apnea, ma a un’intera stagione fatta di sacrifici, allenamenti e momenti difficili. «È stata la stagione più bella della mia vita sportiva. Con quella frase ho sentito ripagato tutto l’impegno mio, della mia squadra, dei miei amici e della mia famiglia. Sono rimasto dieci minuti seduto a bordo vasca, ancora incredulo. Anche da “vecchiarello” ce l’ho fatta».
Se in acqua il corpo si ferma, è la mente a fare la differenza. «Nell’apnea il controllo mentale è fondamentale. Ho investito molto sulla preparazione psicologica e mi sono accorto che quello che imparavo in vasca mi aiutava anche nella vita di tutti i giorni: nel lavoro, in famiglia e nel rapporto con le persone. L’apnea ti insegna a gestire te stesso prima ancora del respiro».
Conciliare l’attività agonistica con il lavoro e la famiglia non è stato semplice. Gli allenamenti si sono incastrati tra pause pranzo, sveglie all’alba, sedute in piscina in orari insoliti e trasferte nel fine settimana. «L’organizzazione è stata tutto. L’apnea non è solo acqua: c’è preparazione atletica, stretching, lavoro aerobico. Ogni piccolo spazio della giornata diventava prezioso».
Determinante è stato il sostegno della famiglia e del Barracuda Sub Pistoia, società con cui si allena. Un gruppo che, racconta, è molto più di una squadra. Emblematico un episodio: per una gara a Pordenone il presidente Francesco Massaro, nonostante gli impegni di lavoro, partì in treno arrivando alle quattro del mattino dopo numerosi ritardi, pur di essere presente al suo fianco in gara. «Alle nove era già con me sul bordo vasca e abbiamo vinto. Questo racconta la passione che c’è dietro al nostro gruppo».
Per Ciardi, inoltre, l’apnea è molto più del semplice trattenere il respiro. «Ogni immersione è un viaggio dentro se stessi. Come dice Umberto Pelizzari, con le bombole si va ad osservare il mare, in apnea si esplora il proprio mondo interiore. È uno sport fatto di tecnica, conoscenza di sé e lavoro di squadra. Nessun risultato si raggiunge da soli».
L’apnea indoor, disciplina in forte crescita, sta attirando sempre più praticanti e competizioni sempre più partecipate. «Le iscrizioni alle gare sono ormai dei veri click day. Credo davvero che questo sport abbia davanti un futuro importante».
E quel futuro, per Ciardi, ha un nome preciso: Olimpiadi. «Ci credo. Il movimento sta crescendo, la federazione sta lavorando per alzare il livello tecnico e dare sempre più visibilità alla disciplina. Servirà continuare a investire sulla sicurezza e far conoscere questo sport al grande pubblico».
Prima di concludere l’intervista, però, Christian lascia un pensiero che racconta forse meglio di qualsiasi medaglia chi è davvero.
«Grazie per questa intervista. Mi fa bene, mi rende felice e soprattutto dà spazio a uno sport che merita di essere conosciuto. L’apnea è uno sport per tutti, anche per chi non è più giovanissimo. Io ho 48 anni e credo di avere ancora margini di crescita. Se la mia storia può convincere anche una sola persona a provare questa disciplina, allora avrò vinto due volte».
Perché a volte il respiro più importante non è quello che si trattiene. È quello che si ritrova quando un sogno diventa realtà.












