Urano Corsi, una vita per lo sport e per Prato

Dalla pallamano pionieristica alla dirigenza, passando per memoria, cultura e impegno civile: il racconto di un uomo che ha vissuto lo sport come comunità

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Urano Corsi
Urano Corsi durante una partita di Pallamano

Ci sono storie che non parlano solo di sport, ma di una città intera. Quella di Urano Corsi è una di queste. Atleta, dirigente, presidente, testimone e custode della memoria sportiva pratese, Corsi ha attraversato oltre mezzo secolo di sport con uno sguardo sempre rivolto al collettivo, mai al singolo.

La sua storia sportiva parte quasi per caso, dalla pallamano, uno sport allora sconosciuto, arrivato come un “ripiego” dopo un percorso da mezzofondista di ottimo livello nazionale nelle categorie giovanili. «Lo sport di squadra mi ha sempre affascinato», racconta. Basket e calcio, praticati a livello scolastico e dilettantistico, si scontravano però con una miopia troppo forte per fare a meno degli occhiali. La pallamano diventa così l’occasione giusta.

È il marzo del 1971 quando, in appena tre giorni, nasce l’avventura: iscrizione al campionato di Serie C, un viaggio a Bologna con il professor Castagnoli – per tutti “Calvino” – a comprare reti e pallone, e l’inizio di un percorso che resterà indelebile. Il “Campo Etruria”, il cortile dietro le scuole Cesare Guasti, diventa un fortino. La prima partita, il 3 aprile 1971, sotto pioggia e grandine, è già leggenda: Bologna avanti 1-0, Prato che vince 10-1.

Sono anni indimenticabili, segnati anche dall’esperienza a Roma, da militare, con la maglia del Gruppo Sportivo dell’Esercito che in quegli anni militava in serie A e con lo scudetto sulla maglia. Ma più dei risultati restano le relazioni: amicizie che durano da decenni e che ancora oggi riaffiorano incontrandosi per le strade di Prato o agli eventi sportivi.

Le vittorie sono tante, ma anche le ferite insegnano. Come quel rigore a tempo scaduto, colpito in pieno sul palo, che spegne il sogno della Serie A. «Fu uno smacco tale che decisi di non battere mai più un rigore», dice senza retorica.

Il passaggio dal campo alla dirigenza nel basket arriva seguendo lo stesso filo: vivere lo sport in maniera corale. Entra nel mondo dirigenziale accompagnando il figlio nei primi passi cestistici e viene coinvolto nella società pratese. Dapprima settore giovanile, speaker, telecronista, poi la responsabilità maggiore: fondare una nuova società come dirigente responsabile. «È stato un altro periodo esaltante», racconta, «sono convinto di aver contribuito alla crescita di oltre mille ragazzi».

Quando si parla di Prato, però, il tono cambia. La città ha una tradizione sportiva enorme, secondo Corsi non raccontata e non valorizzata abbastanza. E qui non si tira indietro dalle responsabilità: «Troppo spesso i dirigenti hanno cercato di portare l’acqua al proprio mulino , accontentandosi, anzi vantandosi di due colonnine con il proprio nome sulla stampa locale». Le figure che meriterebbero memoria sono tantissime: campioni del mondo, olimpionici, ciclisti, pugili. E poi Bruno Banchini, campione sportivo di fine Ottocento e benefattore del Teatro Politeama, il cui nome oggi rischia l’oblio:« ma ci pensate a Bruno Banchini che sul finire del 1800 era uno dei campioni sportivi più osannati, e non solo d’Italia, e che grazie alla sua munificenza a Prato abbiamo un Teatro eccezionale. Gli hanno tolto anche il nome sono oramai pochi vecchi che quando vanno al Politeama dicono “si va al Banchini”».

Il rapporto tra sport, giovani e territorio resta forte: «Prato ha lo sport nel DNA, c’è tanta voglia di sport in città». Piscine, palestre e campi sono pieni, ma le politiche non hanno seguito l’evoluzione. L’assenza di una visione e di un assessorato strutturato ha portato al degrado degli impianti: «una situazione indecente».

In questo contesto si inserisce l’elezione all’unanimità a presidente di Prato dell’ANSMES, l’’Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo: soddisfazione enorme, ma anche timore di non essere all’altezza. Un incarico fortemente voluto da Riccardo Agabio, figura centrale dello sport italiano. Oggi l’obiettivo è chiaro: valorizzare la memoria sportiva e trasmettere ai giovani una pratica sportiva etica, fatta di rispetto e fair play.

Il libro “Nonno ci racconta Prato” va oltre lo sport: è un atto d’amore verso la città. Nato dall’esigenza di trasmettere ciò che ha appreso dagli avi e dall’osservazione dei cambiamenti di Prato dal dopoguerra a oggi, senza nostalgia ma con consapevolezza.

Se dovesse scegliere un’immagine per raccontare Prato, Corsi non ha dubbi: l’invasione di campo per lo scudetto della pallamano del 1998, quasi tremila persone in un impianto inadatto, ma carico di passione. «Ecco quello che è, e quello che potrebbe essere lo sport a Prato».

Guardandosi indietro, lo sport gli ha regalato soprattutto amicizie vere e durature, soddisfazioni irripetibili e la possibilità di trasmettere valori. Fair play prima di tutto, come nella Carta del Panathlon, di cui è stato presidente pratese.

Una vita spesa per lo sport, sì. Ma soprattutto per Prato.