Alberto Caselli, giovane talento pratese della nazionale italiana di pallavolo sordi, ha trasformato le difficoltà in forza. Nato con la sordità, ha imparato a vedere il mondo in modo diverso, facendo dei suoi occhi la vera voce in campo.
Il suo percorso sportivo non è iniziato nella pallavolo, ma nel calcio. Qui però ha incontrato un ambiente difficile: poca comunicazione, mancanza di rispetto e prese in giro legate alla sua sordità. “Era un ambiente tossico. È stato quello a spingermi a cambiare strada”, racconta Alberto.
La pallavolo, invece, è stata subito una rivelazione. “Fin dal primo momento mi sono sentito benissimo. Con la squadra si è creata una sintonia che ha reso tutto naturale. Anche le difficoltà tecniche sembravano più semplici grazie al supporto dei compagni.”
Nella pallavolo dei sordi si dice che si giochi “con gli occhi”. Per Alberto significa percepire il gioco attraverso sguardi e movimenti, senza bisogno di parole. “Non sento il fischio, ma vedo il ritmo del gioco nei miei compagni. La nostra forza è un’intesa visiva che rende tutto naturale e bellissimo.”
Ci sono stati momenti in cui Alberto si è sentito indietro, non per la tecnica, ma per il muro che la società creava intorno alla sua sordità. La svolta è arrivata con la pallavolo, dove il problema non era lui, ma l’ambiente. Qui ha scoperto che la sua differenza poteva diventare una forza.
Il grande traguardo è arrivato a soli sedici anni, quando Alberto ha vestito la maglia della nazionale italiana di pallavolo sordi. “È stata un’emozione indescrivibile. Sentivo di rappresentare la mia famiglia e una comunità che comunica con gli occhi e con il cuore.”
Nel corso della sua carriera ha conquistato diverse medaglie a livello internazionale, fino all’ultimo importante risultato: la medaglia d’argento ai Deaflympics di Tokyo nel novembre 2025, le Olimpiadi dedicate ad atleti e atlete sordi. Un traguardo che conferma il suo percorso di crescita e il valore di una squadra capace di trasformare il silenzio in forza.
Oggi, dopo i successi conquistati, resta soprattutto la gratitudine: ogni trofeo è la prova che l’intesa e il rispetto valgono più di ogni parola.
Per Alberto, la differenza tra la pallavolo tradizionale e quella dei sordi è soprattutto umana. “Nel volley tradizionale si parla tanto, ma spesso senza guardarsi davvero. Nella nazionale sordi tutto passa attraverso gli occhi e la Lingua dei Segni Italiana. Qui la mia sordità è una forza, non un limite.”
E poi c’è Prato, la città che Alberto porta nel cuore. “Rappresentare Prato in ogni partita internazionale è un orgoglio immenso. Ogni mio successo è anche il loro successo, perché porto con me le radici, la famiglia e chi mi ha sempre sostenuto.”
A chi oggi si sente bloccato dalle difficoltà, Alberto invia un messaggio chiaro: “Non mollare mai. Trovare l’ambiente giusto e avere il sostegno della famiglia può trasformare ogni ostacolo in un successo.”
La sua dedica finale racchiude l’essenza di questa storia: “Ogni medaglia e ogni traguardo li dedico alla mia famiglia e alla mia città, Prato. Senza il loro sostegno non avrei mai trasformato il silenzio in musica e i miei occhi in un linguaggio capace di vincere nel mondo. La vera comunicazione nasce dall’anima e non ha bisogno di parole per volare alto.”














