C’è una Prato sportiva che nessuno ricorda, ma che per secoli ha animato piazze, sferisteri e intere generazioni di appassionati. A riportarla alla luce è Francesco Bernocchi, commercialista pratese, studioso di storia locale e autore di numerose pubblicazioni dedicate alla città, che con il nuovo volume “Giuoco del pallone e della palla a Prato attraverso i secoli” ricostruisce le vicende della palla col bracciale e del pallone grosso, discipline oggi quasi dimenticate ma un tempo protagoniste della vita cittadina.
«L’idea di scrivere questo libro nasce dalla mia passione per il collezionismo e la storia, sempre mossa da una grande curiosità di conoscere», racconta Bernocchi. La scintilla è scoccata osservando proprio gli strumenti di gioco: il caratteristico bracciale e le antiche palle di cuoio. Da lì è iniziata una lunga ricerca che ha riportato alla luce documenti, personaggi e vicende che testimoniano il profondo legame tra Prato e questi sport.
Tra le scoperte più sorprendenti emerge una testimonianza del 1398. Fuori da Porta Gualdimare esisteva infatti una bottega che vendeva articoli di ogni genere, comprese diverse tipologie di palle da gioco. Un segnale evidente di come il rapporto dei pratesi con i giochi della palla affondi le radici nel Medioevo. Bernocchi colloca la presenza del calcio a Prato già nel Cinquecento, mentre il pallone grosso è documentato dal Seicento in Piazza del Comune e successivamente nell’area fuori da Porta Fiorentina.
Il libro racconta anche come il gioco del pallone fosse molto più di una semplice competizione sportiva. Era un fenomeno sociale e culturale capace di coinvolgere intere comunità. Sugli spalti si tifava, si scommetteva, si discuteva di tattica, si mangiava e si intrecciavano nuove conoscenze. Un’atmosfera che affascinò poeti, scrittori e artisti. «Questo era il vero sport italiano», sottolinea Bernocchi, ricordando come il gioco del bracciale fosse ammirato persino dagli inglesi.
Una parte centrale del volume è dedicata alla figura di Bruno Banchini, considerato il più grande campione pratese della disciplina. Nato nel 1857, tessitore di professione e sportivo per passione, Banchini conquistò fama nazionale grazie al suo talento, alla sua forza e alla sua straordinaria intelligenza tattica.
Tra gli episodi più significativi della sua carriera spicca quello avvenuto nell’estate del 1901 a Torino. Durante una partita allo sferisterio, all’apice del successo, dopo una spettacolare “volata” che infiammò il pubblico, si tolse il bracciale e lo lanciò verso l’impresario che non aveva rispettato gli accordi contrattuali, sfidandolo provocatoriamente a scendere in campo. Fu il suo addio alle competizioni: da quel giorno non giocò più, dedicandosi all’attività di impresario sportivo e teatrale.
La sua storia, però, non si ferma ai campi di gioco. Grazie ai guadagni ottenuti come campione, Banchini realizzò importanti investimenti a Prato e coronò il sogno di costruire un grande teatro. Nacque così il Politeama Banchini, inaugurato nel 1925, con una straordinaria cupola mobile progettata dal giovane Pier Luigi Nervi. Un’opera che lasciò stupiti gli spettatori dell’epoca.
Nel libro trova spazio anche una pagina internazionale: nel 1887 Banchini partì per Buenos Aires insieme alla squadra toscana del bracciale. Gli emigrati italiani accolsero i campioni come autentiche celebrità e le esibizioni riscossero un enorme successo in Argentina.
Per Bernocchi la storia della palla col bracciale non appartiene soltanto al passato. Molti elementi di quel gioco sopravvivono ancora oggi in discipline moderne come tennis, padel e squash. «Sono cambiati gli strumenti, ma nulla c’è di veramente nuovo», osserva l’autore, che auspica una futura rievocazione storica a Prato.
Il messaggio finale è un invito a guardare indietro per comprendere meglio il presente. «Per affrontare il futuro è sempre meglio conoscere il passato», afferma Bernocchi, che incoraggia anche a coltivare le proprie passioni con tenacia. E chiude con una frase destinata a restare impressa: «Tutto ciò che è tondo è bello». Dalle palle da gioco che hanno accompagnato per secoli il divertimento delle persone fino alla vita che nasce, racchiusa nella pancia tonda di una madre. Un’immagine poetica che riassume perfettamente lo spirito del suo lavoro: raccontare la storia attraverso gli oggetti, le persone e le passioni che hanno costruito l’identità di una comunità.














