Il vivaio dell’Ariete PVP nelle mani di Cristina Zecchi. Colpo da novanta della società laniera, che si assicura le prestazioni di una direttrice tecnica di altissimo profilo. Zecchi arriva a Prato dopo un’esperienza molto positiva come prima allenatrice nel settore giovanile de Il Bisonte per il gruppo che ha disputato i tornei Under 18 e Serie C. Una figura, quella di Cristina Zecchi, che diventa centrale nel progetto di crescita del settore giovanile pratese in virtù di esperienza e qualità. Un ingaggio attraverso il quale la società presieduta da Mirko Bassi alza l’asticella delle proprie ambizioni.
La nuova dt pratese, infatti, è una delle figure tecniche più preparate e apprezzate a livello regionale. Allenatrice di terzo grado dal 2008, docente federale e direttore didattico per la formazione tecnica, preparatore atletico, maestro di beach volley, docente per l’abilitazione al sitting volley e referente tecnico della selezione regionale toscana, Zecchi allenerà inoltre l’Under 19 dell’Ariete e sarà affiancata dal dirigente Daniele Mossuto. Ma ecco le prime impressioni della neodirettrice tecnica dell’Ariete Cristina Zecchi.
“Arrivo a Prato dopo una bella esperienza al Bisonte, dove ho allenato il gruppo dell’Under 18, che disputava anche la Serie C, e adesso sono molto felice di iniziare questa nuova avventura a Prato. Un’avventura su un bacino molto vasto, con tante tesserate e dove andremo a cercare un miglioramento complessivo e delle singole atlete, perché ognuna di loro raggiunga delle buone prestazioni. Questo l’obiettivo primario, poi, secondario, di vincere qualcosa a di raggiungere qualche obiettivo che di volta in volta ci porremo”.
Per un dt del settore giovanile il più grande successo è veder crescere le bambine e vederle diventare atlete per quindi realizzarsi come giocatrici nel torneo più adeguato al livello, tecnico o fisico, di ognuna di loro. È corretto?
“Assolutamente sì. Io, poi, ho basato la mia carriera proprio su questo. Forse avrei potuto vincere di più se mi fossi fermata alla vittoria di un campionato o di una categoria. A me, invece, è sempre interessato formare le atlete e poi vederle fare il loro percorso con soddisfazione, secondo il loro talento o le loro attitudini”.
Torniamo sulla scelta di Prato. Come bacino questa città è sicuramente una delle più ricche della Toscana, almeno a livello numerico. Quanto ha inciso sulla sua scelta la sfida di poter lavorare per creare qualcosa di bello e duraturo su questa realtà?
“È stata la spinta principale. Poter lavorare su un bacino importante, con tante tesserate, con una società di tradizione e qualità alle spalle e con una B2 come vetrina di riferimento è stata senza dubbio la sfida che mi ha convinta. L’idea è quella di fra crescere le bimbe e portarne il più possibile ad alimentare la prima squadra”.
Cosa possiamo dire alle sue nuove atlete? Lavoro, lavoro, lavoro?
“C’è da lavorare ad ogni livello e ad ogni età. Lo sport è rimasta una delle poche cose che si basa ancora sul merito. Serve fatica e sacrificio, perché lo sport lo richiede, ma le ragazze sappiano che le soddisfazioni più grandi, dopo quelle personali e familiari, arrivano proprio dallo sport e questo ripaga di tutto”.













