Un documentario per ricordare Zaim Kobilica, capitano dell’AlPi Pallamano Prato

Una troupe proveniente dalla Bosnia ed Erzegovina è arrivata in Toscana per completare un documentario dedicato a Zaim Kobilica, capitano e allenatore dell'AlPi Pallamano Prato

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Un grande campione non si dimentica mai. Ed è quello che è successo nel fine settimana fra Prato e Montecarlo di Lucca dove una troupe proveniente dalla Bosnia ed Erzegovina è arrivata in Toscana per completare un documentario dedicato a Zaim Kobilica, capitano e allenatore dell’AlPi Pallamano Prato, nato a Zenica il 25 maggio 1965 e scomparso a Lucca il 17 luglio 2015. Zaim arrivò a Prato nell’estate del 1991, su segnalazione dell’allora tecnico della squadra pratese Zdenko Antovic, anche lui bosniaco. Massimo Taiti, una vita nell’handball e che all’epoca era dirigente del club, si accorse subito della grandezza del giocatore e lo portò in riva al Bisenzio con un abile blitz di mercato come lui sapeva fare, strappandolo dal cuore della Bosnia jugoslava e da quella città conosciuta per l’acciaio.

Con la guerra alle porte, Zaim lasciò in lacrime il suo paese dopo essere cresciuto nel Čelik, ma voglioso di ritornarci. Indossò nel 1993 la casacca della neonata nazionale (che portava il giglio come simbolo, che verrà sostituito poi dalle stelle nella bandiera ufficiale adottata dal 1998 in poi) ai giochi del Mediterraneo nella regione di Linguadoca-Rossiglione, in Francia: fu seguito nell’occasione da Taiti e dall’altro dirigente pratese Beppe Nardini. Per ricostruire la storia e i ricordi nei confronti di un campione che oltre a Prato ha rappresentato un vanto per la repubblica balcanica, è giunta in città una troupe composta da un direttore della fotografia, un regista e un operatore, guidati da Mustafa Dzonlagic, ex console della Bosnia ed Erzegovina in Turchia e grande giocatore di pallamano negli anni 80/90 compagno di nazionale di Zaim.

La troupe è partita da Sarajevo ed è giunta in Toscana venerdì scorso, proveniente da Roma. Al Palazzetto di Maliseti, intitolato dal 24 giugno 2017 a Zaim Kobilica, sono state girate le immagini principali del lavoro che sarà completato nei prossimi mesi, con le interviste alla moglie Maida e alle figlie Diana ed Emma che hanno ricordato con commozione momenti privati anche dello Zaim padre e marito. Maida, ex giocatrice della Pallamano Montecarlo (visto che proviene da là), ha raccontato del primo incontro avvenuto in occasione di una partita dell’AlPi al Pattindoromo e sottolineato come la figlia Diana, anche lei nazionale di pallamano indoor e beach-handball oltre ad essere apprezzata mental coach certificata, ricordi molto nelle movenze tecniche e di tiro il padre. Emma, che ha giocato meno a pallamano ed attualmente è una apprezzata maestra di ballo, ha raccontato non senza versare qualche lacrima alcuni ricordi intimi e di quanto le manchi Zaim. Sono stati intervistati infine Taiti (attualmente delegato provinciale Coni), che ha ricordato la grandezza del giocatore, e il giornalista Stefano Chini, che ha raccontato, esaltandoli con la voce, i gesti tecnici di Zaim, con i due scudetti e le due coppe Italie conquistate dal capitano in riva al Bisenzio.

La sua maglia numero 7 è appesa accanto al tabellone luminoso del Palazzetto di Maliseti, come una presenza immortale in quell’impianto che raccolse l’eredità del Pattinodromo nel quale, per la verità, si celebrarono tutte le vittorie della pallamano pratese. Le riprese si sono concluse a Montecarlo di Lucca, dove è sepolto Zaim che in Italia ha segnato 2816 reti in 484 partite (giocate tutte col Prato, ad eccezione di una ventina col Rubiera nel 2000). Vanta anche 34 presenze e 187 gol in maglia azzurra, dopo la sua naturalizzazione che avvenne nel 1997 grazie al matrimonio con Maida: indimenticabili le partecipazioni al mondiale di Kumamoto in Giappone nel 1997 (la prima in assoluto nella storia per l’Italia, bissata solo nel 2025) e all’Europeo altoatesino l’anno dopo. Argento a Conversano nel 1997 ai Giochi del Mediterraneo, con la vittoria della fortissima Croazia di misura (20-21) in una finale tirata fino alla sirena. Zaim è stato anche allenatore per due anni dal 2007 al 2008 della Pallamano Prato, con cui ha chiuso l’attività agonistica poco prima del deflagrare della malattia che troppo presto ce l’ha portato via. La delegazione bosniaca ha ringraziato tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo lavoro, che una volta completato sarà presentato anche alla città di Prato, in onore di quello che sicuramente è un simbolo sportivo laniero.