C’è uno sport che si pratica lontano dai riflettori, spesso in silenzio, e che richiede allo stesso tempo preparazione atletica, lucidità mentale e sensibilità artistica. È la fotografia subacquea, una disciplina che Francesco Visintin conosce e interpreta da campione, ma soprattutto da osservatore rispettoso di un mondo che non gli appartiene.
«È sicuramente sport», racconta Visintin, «perché richiede allenamento specifico, conoscenza del campo gara e capacità di adattarsi a condizioni che possono cambiare rapidamente: freddo, corrente, visibilità ridotta». Gare che durano ore, immersioni a tempo limitato, strategie da costruire e, se necessario, da cambiare in corsa. Ma ridurre la fotografia subacquea a una semplice competizione sarebbe limitante.
Perché sott’acqua c’è anche l’arte. L’obiettivo non è solo documentare, ma trasmettere una visione personale, un punto di vista. E poi c’è l’attesa: quella paziente, rispettosa, necessaria soprattutto quando si fotografano i pesci. «Bisogna lasciare che prendano confidenza, senza forzare nulla. Il momento giusto arriva solo se sai aspettare».
Nel suo palmarès figurano titoli italiani e medaglie europee. L’ultimo, in ordine di tempo, è il titolo tricolore accompagnato dalla medaglia di bronzo del CONI. Un riconoscimento “ufficiale” che, per uno sport di nicchia come questo, assume un valore particolare.
«È una conferma del percorso fatto nel tempo», spiega Visintin. «Ma essere premiato nella propria città dà un’emozione diversa». Anche perché la società con cui gareggia ha sede a Marina di Massa, e non è scontato che i risultati arrivino alle cronache locali. Il conferimento delle benemerenze sportive del CONI ha rappresentato, in questo senso, un’eccezione significativa.
Preparazione fisica, tecnica fotografica, sensibilità artistica. Ma se dovesse scegliere una definizione, Visintin non ha dubbi: «Mi riconosco molto nell’idea di essere un interprete del mare».
L’atletica e la tecnica restano fondamentali, soprattutto in gara. L’arte è indispensabile, perché un’immagine deve emozionare e coinvolgere. Ma il cuore del suo lavoro sta nell’interpretazione: «Non mi interessa una foto puramente didascalica o biologica. Cerco una rilettura della natura, che è già straordinaria di per sé. Io mi limito a osservare, interpretare e raccontare ciò che mi viene concesso di vedere».
Sempre con una regola non negoziabile: il rispetto assoluto dell’ambiente e delle sue creature.
Non tutte le fotografie a cui Visintin è legato hanno vinto premi. Anzi, alcune delle più importanti, per lui, non hanno ottenuto alcun riconoscimento. «Sono immagini che raccontano un incontro, un momento vissuto sott’acqua», spiega. Il problema, spesso, è che chi scatta associa alla foto le emozioni provate in quell’istante, emozioni che non sempre arrivano a chi giudica.
Resta però il valore personale di quelle immagini, testimoni di momenti autentici. E, a volte, è proprio quello che conta di più.
Quando si immerge, Visintin non si sente mai padrone del luogo. «Mi sento soprattutto un ospite», dice. Un ospite che deve muoversi con attenzione, senza arrecare danni o disturbo. Assetto in acqua, movimenti controllati, posizionamento dei flash: ogni dettaglio è importante, non solo per la qualità dello scatto, ma per il rispetto dell’ambiente.
Accanto a questo, rimane forte l’identità del fotografo: la voglia di portare in superficie immagini e storie di un mondo accessibile a pochissimi.
In un’epoca dominata dalla velocità e dall’immediatezza, la fotografia subacquea va in direzione opposta. «Insegna a rallentare», sottolinea Visintin. A osservare, a rispettare i tempi della natura: la luce giusta, la stagione adatta, la distanza corretta dagli animali.
È una lezione che vale anche fuori dall’acqua. Attendere, osservare, rispettare ciò che ci circonda aiuta a vivere con maggiore consapevolezza e attenzione ai dettagli.
Le competizioni di fotografia subacquea si svolgono in aree suddivise in più campi gara, visitati durante immersioni a tempo e profondità limitati. Tutti gli atleti hanno la stessa quantità d’aria a disposizione e devono rispettare temi prestabiliti: macro, pesce, grandangolo e un tema specifico dell’evento.
Niente post-produzione: le immagini vengono consegnate così come sono, al termine di ogni immersione. La giuria valuta tecnica e impatto artistico, capacità narrativa ed emozionale. Alla fine, classifiche per tema e classifica generale.
Tra le immagini più importanti del suo percorso ci sono quelle realizzate vicino a casa: una medusa polmone fotografata dalla spiaggia di Forte dei Marmi, un granchio di fiume sotto il ponte del Rio Buti, luogo caro a molti pratesi, o la larva di salamandra pezzata alle sorgenti del Bisenzio, vicino a Luogomano.

Medusa polmone, fotografata a Forte dei Marmi
Fotografie premiate in concorsi internazionali come Ocean Art, GDT e Asferico, e pubblicate su riviste di settore. «Mi dà soddisfazione aver portato all’attenzione del mondo le bellezze naturali del nostro territorio», dice Visintin, «e spero di aver contribuito a diffondere maggiore consapevolezza ambientale anche tra i miei concittadini».

Granchio di fiume ripreso sotto il ponte del Rio Buti, un luogo caro a molti pratesi
Oggi, però, le competizioni non sono più al centro dei suoi obiettivi. La vocazione agonistica, ereditata dal passato da pallanuotista nella Futura di Prato, ha lasciato spazio ad altro. «Le gare hanno limiti evidenti», spiega, parlando di una cultura fotografica spesso legata a stereotipi e a un’omologazione che penalizza le immagini più innovative.
Nonostante questo, l’ultimo titolo nazionale è arrivato quasi per caso, per aiutare la sua società a coprire l’assenza di un atleta infortunato. Senza preparazione specifica, ma con esperienza e un pizzico di fortuna, è arrivato il quarto titolo consecutivo.
Il futuro, però, è altrove. «Oggi mi interessa soprattutto raccontare il mondo sommerso», conclude. Condividere la sua bellezza, stimolare nuove prospettive, e ricordare che sotto la superficie c’è un universo fragile, straordinario, che merita di essere osservato — e rispettato.












