Bruni, il peso dell’acqua e dell’azzurro: Prato agli Europei di pallanuoto

Belgrado chiama dal 10 gennaio: al via gli Europei di Pallanuoto, il centroboa pratese al centro della sfida continentale

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Lorenzo Bruni in vasca
Lorenzo Bruni in vasca durante le Olimpiadi di Parigi

C’è un ruolo nella pallanuoto che non ammette scorciatoie. È il più fisico, il meno “pulito”, quello in cui si lotta su ogni pallone, si incassano colpi e si resta lucidi. Lorenzo Bruni, centroboa pratese della Nazionale italiana, lo sa bene: stare lì, al centro dell’acqua, significa resistere e farsi carico della squadra.

«Stare al centro ti insegna prima di tutto a resistere e a rimanere lucido anche quando la pressione è massima», racconta. È un ruolo fatto di contrasti continui, di fatica e di responsabilità. In attacco la squadra si appoggia completamente al centroboa: è il fulcro del gioco, il punto di riferimento per costruire occasioni.

«È senza dubbio il ruolo più fisico – spiega Bruni – ma è anche quello che ti forma di più caratterialmente. Ti abitua al sacrificio, alla fatica e alla responsabilità, tutte cose che ti porti dietro anche fuori dall’acqua».

Il Settebello di Sandro Campagna arriva agli Europei di Belgrado forte del successo nel Sei Nazioni di Trebinje, in Bosnia: 10-9 in finale contro l’Ungheria, al termine di una partita combattuta e rimasta in equilibrio fino all’ultimo possesso. Un torneo che ha visto l’Italia superare anche Spagna e Serbia e che ha confermato la solidità mentale del gruppo, capace di restare compatto anche nei momenti di difficoltà.

La rassegna continentale scatterà il 10 gennaio nella capitale serba e vedrà gli azzurri inseriti nel girone D, dove affronteranno Turchia, Slovacchia e Romania. Un appuntamento importante, vissuto più come un percorso di crescita che come una vetrina personale.

«Più che le aspettative, sentiamo una grande voglia di dimostrare come gruppo. Vogliamo confrontarci con i migliori e crescere partita dopo partita, mettendo ognuno le proprie qualità al servizio del collettivo».

La consapevolezza di cosa significhi indossare la calottina azzurra è arrivata presto, ma c’è un momento che più di tutti ha segnato Bruni.

«Durante il mio primo Mondiale a Budapest, nel quarto di finale contro l’Ungheria. Sentire il loro pubblico cantare l’inno e poi intonare a squarciagola il nostro è stato qualcosa di indescrivibile». Da lì la Nazionale ha smesso di essere solo un sogno.

«Indossare quella calotta non è solo un onore, è una responsabilità che ti accompagna ogni giorno».

Una responsabilità che Bruni sente anche lontano da casa, pensando ai sacrifici della famiglia.

«Questo mi ricorda quanto sia fondamentale meritare quella maglia, rispettarla e dare sempre il massimo per ciò che rappresenta».

Essere centroboa, però, non è solo una questione di forza.

«La sfida è anche mentale. Devi capire quando attaccare, quando resistere, anticipare le mosse degli avversari e prendere le decisioni giuste nei momenti più difficili». Forza, resistenza e lucidità devono convivere, perché solo così si riesce davvero a dare una mano alla squadra.

In questo percorso Prato resta una radice profonda.

«Ho lasciato casa a 14 anni, ma rivendico sempre le mie origini. Se sono così, lo devo anche al fatto di essere nato lì». Sacrificio, costanza e umiltà sono valori che Bruni riconosce come parte della sua formazione. Oggi vive in Liguria, dove ha costruito la sua famiglia, ma il legame con la città d’origine resta forte.

«Entrambe le città hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita, sportiva e personale».

Nel cammino di Bruni c’è anche l’esperienza olimpica, il punto più alto e allo stesso tempo più difficile.

«Una volta tornato a casa sono stato molto male per diverse settimane per quello che è successo. È stato un periodo pesante». Con il tempo, però, è arrivata una nuova consapevolezza.

«Le Olimpiadi mi hanno lasciato una fame ancora più grande. La voglia di lottare ogni giorno per meritarmi di nuovo quel posto tra i tredici e di riscattare Parigi». Lo sguardo è già rivolto al futuro, verso Los Angeles, con un sogno chiaro: una medaglia olimpica.

Guardando agli Europei di Belgrado, Bruni sa bene che tipo di giocatore vuole essere.

«Un centroboa solido e affidabile, un punto di riferimento nei momenti più delicati». La Nazionale arriva preparata, dopo settimane di lavoro su tutti gli aspetti, dal fisico al tattico, passando per la testa.

Al centro dell’acqua, come sempre. A lottare, resistere e guidare.

Con Prato dentro e l’azzurro addosso.